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Novecento ad Ischia
In programma Sab 20 Luglio
Villa Arbusto
In Programma: Sab 20 Luglio alle Ore 09:00 Fino alle ore alle Ore 19:00
La bellezza nascosta nel silenzio metafisico
In Programma: Sab 20 Luglio alle Ore 09:00 Fino alle ore Sab 20 Luglio alle Ore 19:00
Piazza Santa Restituta
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Novecento ad Ischia
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Villa Arbusto
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Biblioteca Antoniana



Lacco Ameno


Lacco Ameno

, comune ricco di suggestivi panorami, è chiamato così per sottolinearne la tranquillità e la bellezza. In origine il nome era 'lakkos', dal greco 'pietra', ma nel 1863 il sindaco Carmine Mennella chiese e ottenne dal re Vittorio Emanuele II l'aggiunta dell'aggettivo 'ameno', per sottolineare la caratteristica di 'locus amoenus'

 

Lacco Ameno è il comune più piccolo dell'isola e al tempo stesso il più antico. Ebbe sede qui, infatti ai piedi del Monte di Vico, l'antica colonia greca di Pithecusa, il primo villaggio con cui l'intera isola di Ischia fu per qualche secolo identificata. I resti dell'antica Pithecusa sono ancora visibili nella necropoli scavata nell'area di San Montano, proprio alle falde di Monte Vico. E’ qui che negli anni cinquanta fu ritrovata, assieme ad altri interessanti reperti, la famosa coppa di Nestore che, databile attorno al 730 a.C., con i suoi tre versi inneggianti al bere e al desiderio di Afrodite è probabilmente il più antico esempio di scrittura greca in Occidente.

 

 

 


 

Le antichissime origini dell'isola di Ischia hanno consentito lo stratificarsi nel corso dei secoli di tradizioni millenarie che ancora parlano nei miti e nelle leggende che sono ormai patrimonio indiscusso della cultura popolare isolana. Attraverso la mitologia e la favolistica si spiega la storia di alcune località del territorio ischitano, ed è così che all'origine dei nomi e delle stesse caratteristiche fisiche di taluni luoghi sono stati individuati nel tempo personaggi e vicende appartenenti a una tradizione per lo più orale che parte dall'età greca giungendo fino al Cristianesimo.

Vi è la storia drammatica che narra l’origine del fungo di Lacco Ameno come il dono commosso della madre Terra all'amore sfortunato di due giovani, oppure la leggenda sull’origine della famosa Pietra Perciata, anch'essa, come il fungo di Lacco, un grande masso di tufo appoggiato alla base del monte Falanga, fra Punta Imperatore e Monte di Vico. La leggenda narra che questa pietra fosse il luogo prediletto da un pastore cieco per il suo riposo che passava il tempo percuotendo le pareti del masso e questo rispondesse facendo risuonare una musica accattivante che tutti gli abitanti della zona dell'Epomeo di notte potevano udire.

Un' altra musica altrettanto affascinante e misteriosa è ancora quella che il 17 maggio, giorno della festa di Santa Restituta, anticamente si credeva si potesse udire provenire dal fondo del mare dove erano sommerse le campane della basilica intitolata alla santa, da quando, nel cinquecento, un attacco dei pirati alla nave che tentava di trasportarle in Africa fece sì che il comandante le gettasse in mare per metterle in salvo.
Questa leggenda però si sta progressivamente perdendo ma non il culto della santa che ancora oggi è particolarmente vivo a Ischia e che vede il 17 maggio la suggestiva processione con al quale la sua statua della Santa viene trasportata via mare dalla basilica di Lacco Ameno a Casamicciola.

Il Museo e gli Scavi di Santa Restituta:

 

 

 

 

Giungendo a Lacco Ameno e percorrendo la strada principale del Corso nel centro del paese, si arriva alla piazza di Santa Restituta, entrando dal cortile della Chiesa, si può accedere sul lato destro direttamente al Museo.
Sulle pareti del corridoio si possono leggere iscrizioni romane e medioevali, transenne e glutei del Battistero, maioliche di pavimenti della piccola Chiesa (1470-1711). Molto interessante è l'epigrafe dedicata a Teudosia (I sec. d.C.).
Il Museo occupa un’ area di circa 1500 mq, al suo interno vi sono 3 sale nelle quali sono esposte suppellettili, ex voto di argento, dipinti, paramenti sacri, pastori da presepio, reliquari, croci processionali, messali, statuine del '700 e ‘800 napoletano e ceramiche medievali.

L'area archeologica è suddivisa in 4 settori:

Greco Arcaico Ellenico
Area Paleocristiana
Settore Espositivo
Cimitero Cristiano

Queste quattro aree rappresentano in un certo qual modo il vero tesoro del Museo. All'interno vi sono tre sale: Prima Sala: vetrine 1,2,3: sono conservate anfore votive che annualmente i comuni dell'isola, a turno, offrono per la festa di S. Restituta e che infatti rispettivamente recano lo stemma dei sei Comuni. Nella vetrina 4 vi sono invece conservate grandi anfore policrome, importate dal Giappone del tipo "EDO", fine del sec. XIX. Nella seconda Sala le vetrine 5,6 presentano coppe, brocche, offertoriali in ceramica, oggetti liturgici di metallo; la vetrina 7 conserva vasi e brocche, ceramica di Capodimonte e sotto, due grandi anfore cinesi tipo "EDO" del sec. XIX. La vetrina 8 presenta lucerne a piede rialzato, pipe di fabbriche napoletane. Nella vetrina 9: piatti comuni decorati a fiorami con nomi di ceramisti napoletani. La vetrina 10: coppette, brocche in verdone lucente. La vetrina 11: ampi piatti, decorazione a fiorami in giallo, verde e blu. Vetrina 12: piatti decorati con stemma papale, a ricordo del concordato tra papa Benedetto VIX e Carlo III re delle Due Sicilie. Vetrina 13: piatti di gran pompa smaltati a fiorami. Vetrina 14-a d.: invetriata monocroma verdastra. Vetrina 15: piatti e coppe invetriate. Vetrina 16: ceramica maghrebina invetriata monocroma in bruno con motti del Corano. Vetrina 17: ceramiche geometriche ioniche provenienti da un villaggio pithecusano scoperto a Cavagrado in Sant'Angelo d’ Ischia. Vetrina 18: a destra materiali romani, località "Toccaneto", Barano, a sinistra materiale di età romana da Casamicciola Terme. Vetrina 19: materiale della ceramica Campana e sigillata africana. Vetrine 20,21,22,23,24: ampia campionatura di ceramiche altomedioevale, decorate a "larghe linee". Vetrina 25: grandi palme floreali confezionate con corallini, imposte su bocche di legno dorato. Vetrina 26: palmette e fiorami di coralli su base lignea dorata, candelieri di artigianato napoletano. Vetrina 27: bambinelli e statuine in legno. Vetrine 28,29: anfore vinarie e base arrotondata. Vetrina 30: tegami e coperchi da cucina. Vetrina 31: pentolame da fuoco e arnesi e scorie di ferro. Vetrina 32: ceramica preistorica-Campana. Vetrina 33: palmette e fiorami di coralli su brocche lignee dorate. Vetrina 34: statua dormiente di S.Restituta. Vetrina 35: gruppo ligneo della sacra Famiglia di presepio napoletano. Vetrina 36: medaglie, crocefissi. Vetrina 37: serie di "Carte Gloria" per altari. Vetrina 38: lucerne paleocristiane.
Nella terza Sala, infine, lungo le pareti si possono ammirare ex voto dipinti e su vetro, statue lignee del Settecento napoletano. Vetrina 39: grande trono di legno dorato. Vetrina 40: artistico baldacchino per l'esposizione del SS. Sacramento. Vetrina 41: messali del '700. Vetrina 42: messali con borchie d'argento. Vetrina 43: presepio con pastori.

Il Museo Archeologico di Pithecusae:

 


Il Museo ha sede in Lacco Ameno d’Ischia nell’edificio principale del complesso di Villa Arbusto. Numerosi ed importantissimi sono soprattutto i reperti relativi all’insediamento greco di Pithecusae fondato, nel secondo quarto dell’VIII sec. A. C., da Greci provenienti dall’isola di Eubea. Questi materiali, recuperati grazie agli scavi condotti ad Ischia da Giorgio Buchner a partire dal 1952, testimoniano l’estesissima rete delle relazioni commerciali che i Pitecusani svilupparono con il Vicino Oriente, Cartagine, la Grecia, la Spagna, l’Etruria meridionale, la Puglia, la Calabria ionica e la Sardegna.
La valle di San Montano fu usata come necropoli a partire dalla seconda metà dell’VIII sec. a. C. e per un millennio; di qui provengono i più celebri vasi pitecusani: dal cratere del tardo geometrico locale, decorato con scena di naufragio, alla famosa tazza da Rodi, sulla quale è stato inciso, dopo la cottura, e sicuramente a Pithecusae, un epigramma di tre versi in alfabeto euboico che allude alla celebre coppa di Nestore descritta nell’Illiade. Ricordiamo, infatti, che l’alfabeto rappresenta uno dei tasselli fondamentali del patrimonio di conoscenze che le popolazioni dell’Italia centrale mutuarono dai Greci di Pithecusae, primo insediamento greco sulle coste dell’Italia meridionale.

Dagli inizi del VII secolo a. C., per motivi politici legati allo sviluppo di Cuma sulla terraferma, fondate dagli stessi coloni di Calcide e di Eretria, si registra un progressivo declino dell’importanza di Pithecusae. Le terrecotte architettoniche rendono comunque testimonianza dei templi che dovevano sorgere sull’acropoli di Monte di Vico da dove proviene anche un’ingente quantità di quella ceramica da mensa, tutta verniciata di nero, del tipo detto < Campana A> che, in età ellenistica, viene prodotta a Ischia e che è stata esportata in Africa, Spagna e Francia meridionale. Nell’età romana l’isola, che assume il nome di Aenaria, fu flagellata da numerose eruzioni vulcaniche tanto che i Romani rinunciarono a stabilircisi in maniera massiccia come invece fecero ad esempio nei vicini Campi Flegrei. Le principali testimonianze di questo periodo sono costituite dai rilievi votivi in marmo, dal santuario delle Ninfe, presso Nitrodi (Barano) e dai lingotti in piombo e stagno della fonderia sommersa di Carta Romana (Ischia).

La Coppa Di Nestore:

 


La kotyle (coppa da bere) decorata a motivi geometrici, del VIII secolo a.C. fu importata a Pithekùsa da Rodi forse insieme ad una partita di vasi contenenti preziosi unguenti orientali. Prima di essere deposta nella tomba di un fanciullo, vi venne inciso, in alfabeto euboico in direzione retrograda, (cioè da destra verso sinistra) un epigramma formato da tre versi, che allude alla famosa coppa descritta nell'Iliade di Omero: <Di Nestore…la coppa buona a bersi. Ma chi berrà da questa coppa subito lui prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona>. Questi versi, oltre a costituire uno dei più antichi esempi di scrittura greca a noi giunto, sono anche il primo frammento noto di poesia risalente ai tempi di Omero e conservato nella sua stesura originale contemporanea a quella del celebre poema epico.
Particolare interesse desta la presenza di un simile vaso, recante una iscrizione di argomento conviviale, all'interno di un corredo funerario di un fanciullo di appena dieci anni come strano appare anche il rituale funerario praticato in questo caso, la cremazione invece dell'inumazione, generalmente usata ad Ischia per i bambini.

 

 

Link utili:

 

 

http://www.comunelaccoameno.it/comunelaccoameno/

 

http://www.pithecusae.it/materiali/arbusto.htm

http://www.culturacampania.rai.it/site/it-IT/Patrimonio_Culturale/Aree_archeologiche_e_naturalistiche/Scheda/lacco_ameno_santa_restituta.html




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